EMISSIONI CONVOGLIATE IN ATMOSFERA

EMISSIONI CONVOGLIATE IN ATMOSFERA

emissioni in atmosfera sicurezza ambiente

 

I controlli delle emissioni in atmosfera provenienti dagli insediamenti industriali sono attualmente regolamentati dal D. Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 e s.m.i. che, per quanto riguarda la parte V (Norme in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera), recepisce gran parte di quanto già stabilito dal D.P.R. 203/88 e dalle linee guida contenute nel D.M. 12 luglio 1990.

Per quanto riguarda le metodologie di campionamento le norme UNICHIM, che costituivano il riferimento normativo per il controllo delle emissioni in atmosfera, sono state in parte soppiantate dalle norme emanate da UNI, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, Organismo che rappresenta l’Italia nelle attività di normazione a livello mondiale (ISO) ed europeo (CEN), e dalle norme EN.

Tali norme, relative alla determinazione di inquinanti a camino, fanno sempre più riferimento non solo al mero campionamento e/o alla successiva analisi (sia essa strumentale o meno), ma anche alle varie condizioni al contorno che accompagnano tale tipo di attività, dettando disposizioni, o fornendo raccomandazioni, sulla realizzazione dei tronchetti di prelievo, piuttosto che sulle piattaforme di lavoro o la dotazione di attrezzatura minima, richiesta per un’efficace azione di campionamento. Allo stesso modo, l’evolversi della strumentazione e andato di pari passo con l’emanazione delle norme in oggetto, raggiungendo un livello di affidabilità piuttosto elevato, a fronte però di un ingombro volumetrico e di un peso che, in alcuni casi, risulta limitativo.

Per contro, la situazione impiantistica non ha evidenziato la stessa evoluzione, rimanendo, in molti casi, insufficiente e carente, sia sotto l’aspetto della sicurezza, che quello delle dotazioni; l’accessibilità ai punti di campionamento, piuttosto che il posizionamento del tronchetto di prelievo, ad esempio, sono problemi spesso sottovalutati e anzi, a volte, la conformazione dei punti di prelievo e tale da rendere impossibile il campionamento, cosi come poco attendibili appaiono i referti analitici relativi a misure di autocontrollo effettuate su questi punti di emissione.

In mancanza di regole precise si sono viste le soluzioni impiantistiche più svariate, relativamente all’accessibilità ai punti di prelievo, passando da condizioni ideali a veri e propri “percorsi di guerra”. Se si considera, poi, che i controlli a camino presuppongono l’uso di numerosa attrezzatura, spesso pesante e ingombrante, si capisce bene come la situazione di accessibilità impiantistica sia di fondamentale importanza.

Vi è pertanto la necessità di fornire, a tutte le realtà produttive interessate, delle linee guida maggiormente esplicative sulle procedure da attuare, per consentire un corretto controllo delle emissioni convogliate derivanti dagli insediamenti industriali, partendo dalla progettazione dei camini e dei relativi tronchetti di prelievo, con dimensioni e caratteristiche fissate univocamente, fino ad arrivare alle caratteristiche delle piattaforme di lavoro.

Il presente documento nasce dall’esigenza di uniformare, il più possibile, le condizioni operative richieste per i singoli campionamenti,  evitando malintesi, ritardi e complicazioni nell’esecuzione degli stessi, e, quindi, con una maggiore efficienza, e puntualità dei controlli.

Nel concreto, l’obiettivo è quello di fornire in maniera univoca, indicazioni per determinare le caratteristiche minime, a cui un’emissione convogliata (camino) deve rispondere, al fine di consentire una corretta esecuzione di misure e campionamenti degli inquinanti, previsti dall’autorizzazione provinciale/regionale, nonché di definire i requisiti minimi necessari per la corretta misura di velocità nei condotti e delle altre misure atte a determinare la portata dell’emissione al momento del prelievo.

PRELIEVO DI CAMPIONE RAPPRESENTATIVO

Poiché nella determinazione delle caratteristiche di un’emissione convogliata in atmosfera è impossibile esaminare l’intera quantità di fluido emessa dal camino, in un determinato periodo di tempo, si esamina una piccola parte dello stesso detta CAMPIONE, che deve essere definito rappresentativo dell’intera quantità emessa dal camino. L’art. 271 comma 14 del D.Lgs. 152/06 specifica che “salvo quanto diversamente stabilito dalla parte quinta del presente decreto, i valori limite di emissione si applicano ai periodi di normale funzionamento dell’impianto, intesi come i periodi in cui l’impianto è in funzione con l’esclusione dei periodi di avviamento e di arresto e dei periodi in cui si verificano anomalie o guasti tali da non permettere il rispetto dei valori stessi …” . E’, quindi, previsto che per la verifica di conformità ai limiti di emissione si dovrà far riferimento a misurazioni o campionamenti della durata pari ad un periodo temporale di 1 ora di funzionamento dell’impianto produttivo nelle condizioni più gravose.

La Regione Lombardia non ha emesso Linee Guida, a proposito della strategia di campionamento, ma sempre più spesso nelle nuove autorizzazioni viene indicato di seguire le norme tecniche del Manuale Unichim , 158/1988 “Strategie di campionamento e criteri di valutazione delle emissioni” , che descrivono dettagliatamente le modalità operative da seguire.

I parametri che devono essere controllati sono: temperatura e pressione di esercizio – composizione chimica – densità – umidità – velocità e portata.

La durata del campionamento è stabilita in 30 minuti, e tre è il numero idoneo per ottenere un quadro rappresentativo dell’effettivo livello medio e della variabilità dei dati.

REQUISITI TRONCHETTI PER EMISISONI CONVOGLIATE

NORME GENERALI

1) il tronchetto di prelievo può essere posizionato sia in un tratto verticale che orizzontale del condotto, con preferenza per la prima soluzione;

2) i tronchetti di prelievo devono essere facilmente raggiungibili in qualunque momento dal personale addetto al campionamento durante le funzioni di controllo, senza che si renda necessario l’intervento di ulteriori dispositivi come ponteggi, ponti sviluppabili, piattaforme a pantografo, ecc.;

3) i tronchetti di prelievo devono essere liberi da ostacoli o impedimenti che ne limitino l’accesso.

 

CAMINI CIRCOLARI:

posizionamento

1) i tronchetti di prelievo devono essere posti in un tratto rettilineo del camino pari a 5 diametri a valle e 5 diametri a monte di qualsiasi deformazione del condotto (curve, aspiratori, restringimenti, silenziatori ecc.) (vedi UNI 10169) o, quando questo non sia possibile per difficoltà costruttive o di accesso, nel punto centrale di un tratto rettilineo il più lungo possibile;

2) i tronchetti di prelievo devono essere posizionati almeno 20 cm al di sopra del parapetto

più alto della piattaforma di lavoro;

3) i tronchetti di prelievo devono essere ubicati tra 120 cm e 150 cm sopra la superficie della

piattaforma di lavoro in modo tale da consentire al personale di operare in posizione

ergonomia secondo la UNI EN 15259 (26);

tipo di tronchetto

4) per camini in cui i parametri da determinare non richiedono il controllo dell’isocinetismo (vedi appendice 1), e consentita l’installazione del tronchetto di tipo A come riportato dal Metodo UNICHIM n. 422 (in pratica il tronchetto con diametro interno da 2”. Con filettatura gas);

5) per camini in cui i parametri da determinare richiedono il controllo dell’isocinetismo (vedi appendice 1) o dove sono da ricercare le frazioni fini delle polveri (PM10 e PM2,5) (24, 25), il tronchetto di prelievo dovrà avere un diametro interno di 4” per consentire l’ingresso delle sonde di campionamento e dovrà essere munito di controflangia per consentire di fissare la sonda al corpo del camino.

6)per camini in cui sono da ricercare microinquinanti (IPA, PCB, PCDD, PCDF e metalli pesanti) e richiesta la presenza di entrambi i tipi di tronchetto (da 2”. con filettatura gas e da 4” flangiato). Nel caso siano posizionati sulla stessa sezione di condotto devono essere posti a 90° l’uno con l’altro, mentre se posizionati in verticale uno sopra l’altro la distanza minima deve essere di 30 cm;

numero di tronchetti

7) per camini con diametro ≤ 50 cm e sufficiente la presenza di un solo tronchetto di prelievo;

8) per camini con diametro > 50 cm ma < 150 cm e richiesta la presenza di due tronchetti di prelievo sulla stessa sezione posti a 90° l’uno con l’altro;

9) per camini aventi diametro ≥ 150 cm e richiesta la presenza di quattro tronchetti di prelievo sulla stessa sezione posti a 90° l’uno con l’altro.

CAMINI RETTANGOLARI

Per i camini rettangolari le dimensioni non dipendono da un’unica misura (il diametro), ma da due grandezze tra loro indipendenti (entro certi limiti per quanto riguarda i punti di emissione) che sono il lato maggiore e il lato minore.

In generale i tronchetti di prelievo vanno posti, per ragioni pratiche, lungo il lato minore della sezione di misura ma nulla vieta il loro posizionamento sul lato maggiore; e importante però che, detta L la lunghezza del lato su cui installare il/i tronchetto/i, siano rispettate le seguenti regole:

1) per L ≤ 35 cm viene prevista la presenza di un solo tronchetto posto a L/2;

2) per 35 cm < L ≤ 70 cm sono richiesti due tronchetti posti a L/4 e 3L/4 di cui uno da 4”

pollici flangiato e uno da 2”.;

3) per 70 cm < L ≤ 105 cm sono richiesti tre tronchetti (di cui quello centrale da 4” flangiato

e gli altri due da 2”.) posti rispettivamente a L/6, L/2 e 5L/6;

4) per 105 cm < L ≤ 140 cm sono richiesti quattro tronchetti (due da 4” flangiati e due da 2” in alternanza tra loro) posti rispettivamente a L/8, 3L/8, 5L/8e 7L/8, e cosi via ogni 35 cm per misure superiori.

5) se la distanza tra il lato del condotto scelto per l’installazione dei tronchetti e il lato opposto e > 1,5 m e prevista l’installazione dei tronchetti di prelievo su ambedue i lati secondo le regole precedentemente enunciate.

 

LA PIATTAFORMA DI LAVORO

E’ di fondamentale importanza che gli operatori che effettuano i controlli ai camini abbiano a disposizione lo spazio sufficiente per poter svolgere in sicurezza e, nei limiti del possibile, comodità, tutte le mansioni loro affidate.

Le norme UNICHIM, usate in Italia per il controllo delle emissioni in atmosfera in materia non fanno riferimento a regole precise, riportando la sola indicazione che le piattaforme di lavoro debbano essere “idonee”; questo ha generato tutta una serie di costruzioni che, pur essendo strutturalmente valide, sono del tipo più disparato e, nella maggioranza dei casi, con area della superficie di lavoro inadeguata.

Solo recentemente, dal 2000 in poi, sono state emanate delle norme europee, aventi a oggetto metodi per la determinazione di inquinanti in emissioni convogliate che, al loro interno, forniscono anche delle indicazioni sulle caratteristiche delle piattaforme di lavoro (es. UNI EN 1911, UNI 10169, UNI ISO 10397, UNI EN 13284-1,  UNI EN 13211 e la UNI EN 14385).

In quest’ottica, e in considerazione anche di aspetti economici e pratici, è consigliabile che la ditta si doti del minor numero possibile di punti di emissione. Per non creare problematiche, questa operazione deve essere condotta previa attenta analisi dei cicli di provenienza, riunendo punti di emissione in cui vi e la presenza della stessa tipologia di inquinante o di lavorazione. Ideale sarebbe, poi, il caso in cui tutti, o la maggior parte, dei punti di campionamento (i tronchetti di prelievo) fossero disponibili sul tetto, calpestabile o dotato di passerelle o corridoi di passaggio, richiedendo in tal modo solo la presenza dell’accessibilità in sicurezza. Nulla, comunque, vieta che i punti di campionamento possano trovarsi all’interno del capannone, sempre rispettando i requisiti elencati.

 

REQUISITI DELLE PIATTAFORME DI LAVORO PER CAMPIONAMENTI DI EMISSIONI CONVOGLIATE

Le piattaforme di lavoro devono rispettare i seguenti requisiti:

  • praticità

1) essere adeguate alle esigenze dei compiti da svolgere (liberta di movimento, carichi da applicare ecc.);

2) tenere conto della trasportabilità della strumentazione da usare;

3) essere idonee alla durata del compito da svolgere;

4) essere sufficientemente ampie per il numero di operatori che si trovano a operare (in generale 2 persone);

5) avere una superficie tale per poter eseguire movimenti di lavoro non limitati e la necessita di spazio adeguato durante l’utilizzo della strumentazione;

  • sicurezza e costruzione

6) essere sufficientemente stabili, rigide e resistenti a tutti gli agenti ambientali siano essi naturali (es. agenti climatici) che artificiali (es. agenti chimici);

7) avere una pavimentazione costruita in modo tale da non consentire accumuli di acqua o di materiali solidi, specialmente nelle parti di giunzione, per non provocare scivolamenti,

ostacoli o inciampi;

8) avere proprietà antiscivolo durevoli;

9) nel caso di piattaforme con pavimentazione aperta sovrastanti corridoi di passaggio, le aperture massime devono essere tali da non consentire il passaggio di una sfera da 35 mm di diametro; nel caso le piattaforme sovrastino punti di lavoro, tali aperture non devono far passare sfere da 20 mm;

10) avere, nel caso che i rischi da caduta di oggetti siano superiori a quelli di scivolamento, una pavimentazione esente da aperture;

11) essere collocate, per quanto possibile, lontano da fonti di calore o di emissione di sostanze dannose o materiali pericolosi;

12) devono avere dei corrimano con catene mobili oppure porte a chiusura automatica nella parte del parapetto che confina con le scale di accesso;

13) se possibile, devono essere dotate di prese, spine e apparecchiature elettriche e punti luce, impermeabili se esposte agli agenti atmosferici;

  • dimensioni

14) devono essere dotate di parapetti con corrimano di circa 0,5 m e 1 m di altezza e fermapiedi verticali di circa 0,15 ÷ 0,20 m. Tali parapetti non devono distare piu di 50 cm dal tronchetto di prelievo (es. in figura);

15) devono avere un’altezza minima libera, sopra la piattaforma di lavoro, di 210 cm (o 190 cm se la piattaforma e usata occasionalmente o se la riduzione di altezza riguarda solo una minima parte);

16) devono poter sopportare un carico concentrato di almeno 400 kg;

 

ACCESSIBILITA’ IN SICUREZZA DEI PUNTI DI PRELIEVO

Le postazioni di prelievo di solito si trovano in posizione elevata, o sul tetto del capannone, e la “strada“ per accedere a tali postazioni viene spesso considerata poco importante o, addirittura, nemmeno valutata e prevista. E’ invece opportuno, considerando i problemi strutturali o edilizi dei fabbricati esistenti, che questa problematica venga affrontata, possibilmente già nella fase di costruzione dell’edificio, in quanto ogni successivo riadattamento porta a questioni pratiche ed economiche non indifferenti.

I punti fondamentali da valutare sono:

  1. RAGGIUNGIBILITÀ: I punti di prelievo collocati in quota devono essere accessibili mediante scale fisse a gradini, oppure scale fisse a pioli. Non sono considerate idonee scale portatili.

Le scale fisse con due montanti verticali a pioli devono rispondere ai requisiti del D.Lgs. 81/08, che impone la presenza della gabbia di sicurezza metallica, con distanza di almeno di almeno 15 cm dalla parete alla quale è fissata la scala.

Oltre alla gabbia di sicurezza metallica, ulteriore sistema di sicurezza per le scale fisse verticali a pioli è rappresentato dai dispositivi anticaduta bdi tipo guidato su linea di ancoraggio rigida o flessibile.

Il percorso necessario per raggiungere la postazione di prelievo deve essere segnalato e permettere il passaggio di due o più persone con attrezzature, anche di notevole peso e ingombro, specialmente nel caso di percorsi lunghi, contorti e con presenza di pericoli lungo il cammino. Spesso, poi, i fabbricati adibiti a insediamenti produttivi, soprattutto di non recente costruzione, presentano coperture, anche di notevole estensione, in cemento-amianto o fibro-cemento, che non sopporta carichi elevati, come il peso di una o più persone: in queste situazioni si devono predisporre camminamenti o passerelle adeguate ai criteri di sicurezza. Una corretta accessibilità è necessaria anche durante le fasi di autocontrollo e di manutenzione degli impianti. La larghezza di passerelle o camminamenti è in genere valutata per il transito di una persona alla volta, mentre nel caso dei controlli a camino si deve aggiungere anche il trasporto di materiale. In ogni caso la larghezza libera delle passerelle non deve essere inferiore a 60 cm con una misura ottimale di 80 cm mentre l’altezza libera minima sopra la passerella deve essere di 210 cm (UNI EN 14122-2).

In ogni caso per scale, passerelle, corrimano, parapetti, piattaforme di lavoro ed altre strutture fisse deve esservi rispondenza alle norme vigenti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro escludendo il ricorso ad allestimenti non fissi, che non rispondono ai criteri di autonomia e contemporaneità.

  1. AUTONOMIA: il personale addetto alla vigilanza, durante l’esecuzione dei controlli, deve poter accedere agli impianti senza che necessitino ausili, che non siano quelli fissi o immediatamente disponibili in loco, con l’indipendenza prevista dalla normativa per l’attività di ispezione e controllo. Il D.Lgs. n. 152 del 3/04/2006, parte V art. 269 comma 9 riporta che “ L’autorità competente per il controllo è autorizzata ad effettuare presso gli impianti tutte le ispezioni che ritenga necessarie per accertare il rispetto dell’autorizzazione”.
  2. CONTEMPORANEITÀ : deve essere prevista la possibilità di campionamento contemporaneo di più camini, specialmente se riguardanti la stessa linea o processo per eventuali somme e/o medie delle quantità di inquinanti ricercati.

La possibilità di accesso con mezzi mobili, e non stabilmente presenti in loco, o disponibili solo su preavviso, non è ritenuta.

  1. IDENTIFICABILITA’: i camini e gli impianti a cui sono riferiti devono essere identificabili univocamente per non ingenerare imprecisioni o confusioni dovute, spesso, alla difficoltà pratica di orientarsi nella giungla di condotte presenti.

Si ritiene necessario quindi identificare tutti i camini alla postazione di controllo (tronchetto di prelievo) con la stessa numerazione riportata nella planimetria citata nel decreto di autorizzazione.

 

PIATTAFORME AEREE ELEVABILI

 

Per quanto riguarda l’utilizzo di piattaforme aeree, carrate o meno, semoventi, pantografi ecc. e utile ricordare che:

– una piattaforma elevabile è un “sistema adatto ad attività manutentive sul perimetro della copertura o come via di accesso esterna e provvisoria alla stessa (solo con piattaforma elevabile certificata dal costruttore per tale impiego)”;

– una piattaforma mobile (cestello), è un “dispositivo per il lavoro in quota efficace e di immediato impiego, pertanto adatto ad attività urgenti su facciate, cornicioni, coperture di non eccessiva profondità (per la parte raggiungibile dall’operatore agendo dall’interno del cestello)”. Il cestello, “se non certificato per lo sbarco in quota, non può essere impiegato come sistema di accesso alla copertura e l’attività dell’operatore deve essere eseguita sempre all’interno del cestello, con imbracatura agganciata”;

La piattaforma elevabile “normalmente richiede ancoraggio alla facciata delle colonne cremagliera, non sempre di facile realizzazione ad edificio completato. Il suo impiego come luogo di lavoro è limitato al solo bordo della copertura raggiungibile dall’operatore, senza sporgersi dai parapetti laterali”.

Normalmente, quindi, l’uso delle suddette attrezzature non è estendibile alle operazioni di campionamento a camino per una serie di motivi:

  • non sono adatte a soste prolungate (3 campionamenti da un’ora);
  • non sono adatte, per spazio della pedana, a 2 persone più la strumentazione;
  • sono a rischio ribaltamento;
  • hanno bisogno di formazione per il loro uso o, in alternativa, la presenza continua di

addetti formati all’uso;

  • se non presenti in azienda, non permettono la piena liberta di scelta dei controlli da parte

del personale;

  • non è realizzabile il controllo contemporaneo di più camini;
  • non sono adatte nel caso di evacuazione veloce di emergenza.

Un utilizzo consentito può essere rappresentato dal trasporto in quota di strumentazione e materiali.

 

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